Una luce forte, che segna ogni cosa, come ovunque qua in Eritrea.

Due grandi recinti di mattoni addossati a una collina. Nel primo perimetro, pochi dromedari: ormai chi vende va in Sudan, lì si guadagna di piu’. Nel secondo invece buoi, capre, pecore, mischiati a proprietari e acquirenti.

Si è catapultati indietro di secoli: di moderno ci sono solo una coca-cola bevuta da un vecchio e un paio di occhiali da sole indossati con orgoglio.

C’è poco odore, e anche questo sembra normale in Eritrea: chissà, forse l’aria secca… Non si sente nemmeno vociare: poche parole e i soldi passano di mano con discrezione. Solo in un angolo, alcuni proprietari improvvisano una “prova su strada” dei loro buoi, sferzandoli duramente per dimostrare la loro capacità di trainare un aratro di legno.

Ognuno ha il suo bastone, gestito e sfruttato in mille modi diversi.

Qualcuno prega.
 Gli uomini stanno spesso accovacciati a guardarsi intorno, in silenzio.

E’ un tempo ascoltato, mai rincorso. Tutto sa di millenaria pazienza e di dignitosa compostezza…

© Enrico Madini 2013

Racconto pubblicato anche su Millebattute

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Tutto il materiale contenuto in “Il mercato del bestiame” di Enrico Madini è distribuito con licenza

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